Ludovica Mazzuccato
Breve biografia dell'artista
Mazzuccato Ludovica, nata a FERRARA il 20 Febbraio del 1978, ha cominciato giovanissima a manifestare il suo amore per la poesia aggiudicandosi nel 1992 il Primo Premio alla 25° Edizione del Concorso Internazionale indetto dal C.I.A.S. di Roma e dall’UNESCO. Da quel momento in poi ha raccolto numerosissimi e prestigiosi riconoscimenti letterari, come poetessa e come narratrice, in Italia e all’estero. Nel 2003 ha pubblicato con Edizioni MB la sua prima raccolta “Ricette di Poesie” che ha già ottenuto il Secondo Premio, sez. volume di poesia, al 9° Premio “Rivalto – Roberto Magni”.
La Mazzuccato è pubblicata in numerosissime Antologie tra cui “Gatti Magici: amicizie particolari” edito Mursia 2005; “Quel senso che Vasco” edito dicembre 2006 da Cicorivolta Edizioni e “Scooter… con le ali ai piedi” (2007) racconti editi ALBUS Edizioni con prefazione di Federico Moccia.
La sua silloge più recente è contenuta nell'antologia Poetika 2008 avendo vinto il premio omonimo indetto dalla Midgard Editrice di Perugia, presentata a Novembre 2008 presso Umbria libri.
Nel 2009 è stata ospite di Radio Alma, emittente di Bruxelles, dove sono state lette e commentate alcune delle sue poesie.
Iscritta ai giovani artisti ferraresi, è vicedirettore del trimestrale “Finestre Aperte” dove si occupa anche dell’editoriale e della rubrica “Sulle Ali della Poesia”.
Per “Parole Sparse Edizioni” ha ideato un corso on line di poesia, acquistabile, assolutamente innovativo che sta avendo un buon successo.
Tiene seminari di poesia, organizza concorsi letterari nelle scuole elementari, è molto ricercata per la sua arte oratoria e ama mettere al servizio degli altri la propria inclinazione artistica a 360°.
Ludovica si racconta...
Parlare di me? Non c’è un argomento di riserva come nei quiz?
Le persone troppo disinvolte a parlare di sé stesse suscitano la mia diffidenza, come i prodotti delle televendite. Non voglio rubare la pagnotta a Mastrota, perciò tenterò di condurvi semplicemente in una visita guidata nella capitale dei miei pensieri, promettendovi che durante il tragitto in pullman non cercherò d rifilarvi una batteria di pentole con il doppio fondo. Si dice che i ciabattini vanno in giro con le scarpe rotte: gli scrittori – quelli senza manager – hanno la deformazione professionale di saper catalizzare praticamente tutto, tranne sé stessi.
Il mio nome potrebbe già dirvi molto: Ludovica, dal germanico “vincitrice in guerra”, anche se probabilmente nel medioevo non sarei stata un condottiero ma un menestrello (da Ludos, gioco). No, non sono un tipo bellicoso, ma con orgoglio indosso il mio nome di guerriera che crede ai miracoli, e poiché ci crede, i miracoli cominciano ad accadere. Credo, ad esempio, in un uomo migliore per un mondo migliore.
Nessun falso moralismo, la mia missione non è quella di predicare ma di emozionare. Così, attraverso la poesia rimando in circolo energia naturale affinché scatti nel lettore una fotosintesi di sentimenti positivi, che faccia germogliare pensieri e stimoli nuovi, mirati a prendere coscienza della vita come essenza dell’esistere e non del sopravvivere.
Non so quando ho iniziato a scrivere, probabilmente in simultanea con il mio primo respiro di neonata, perché essere poeti non significa riempire un foglio DI VERSI, ma guardare il mondo con occhi DIVERSI, concepire e gustare la vita lontano dai luoghi comuni. Non è una scelta, piuttosto una vocazione che ti prende la mano, fino al punto da renderti consapevole che non puoi reprimerla.
Senza la mia arte sarei come un volto senza fisionomia e solo attraverso di lei trovo il “mio senso” delle cose e perciò, pur in continua discussione e rivoluzione, mi sento sicura di me stessa.
La penna è il naturale prolungamento della mia mano e il comporre è il respiro vitale della mia anima. La mia non è arte costruita, ma istantanee scattate nel quotidiano per mitizzare ciò che spesso passa inosservato o perde il suo valore intrinseco perché entra nello stereotipo del luogo comune, dello scontato. Anche una piccola formica ha da raccontarci una grande storia.
Allora perché schiacciarla? Malgrado io abbia ricevuto numerosi riconoscimenti letterari, il premio più bello è riuscire a smuovere i neuroni di chi mi legge, per combattere la pigrizia del preconfezionato, dell’usa e getta, per sconfiggere il dilagare della mediocrità e ammutinare il ghigliottinamento, nel difetto e nel pregio, dell’originalità personale. Non salverò il mondo, ma affronto il quotidiano con il sorriso e la mia biro “polaroid” è la piuma “non” fatata di Dumbo, che dipinge rime per incoraggiare a trasformare i sogni in realtà!
Vivo per scrivere e scrivere riesce anche a darmi da vivere!
Sperando di avervi contagiato con la Ludofilosofia...

